Come cambiare le immagini mentali con l’empatia

Oggi sono stata ispirata da mio figlio per questo video, perché è più di un mese che ho deciso di andare al mare e Jacopo non ha fatto altro che dirmi che lui non ci voleva andare.

La mia prima reazione è stata di panico: “ e adesso come ce lo porto?”

Spesso i nostri figli ci esprimono a modo loro le loro emozioni e il nostro compito come genitori è aiutarli a gestirle… ma come? 

Ed è questo di cui voglio parlare in questo video…come aiutare i nostri figli o chi volete voi a gestire le emozioni.

Mio figlio ha 4 anni e a quest’età fanno ancora fatica a spiegare cosa stanno provando e capire il perché provano certe emozioni. 

Ogni età ha le sue difficoltà ma vi assicuro che la modalità di gestione è uguale per tutti anche per noi.

Ieri ho sentito il video di una Pedagogista Americana che faceva questa domanda: “ vi verrebbe mai in mente di bloccare la felicità di vostro figlio? E allora perché bloccate la sua rabbia? Le emozioni sono tutte emozioni”

E sono d’accordo con lei ogni emozione va accolta che sia “positiva” o “negativa” e le metto tra parentesi perché se imparassimo a vedere e percepire le emozioni semplicemente come emozioni senza etichettarle e togliendo il giudizio sarebbe un grande aiuto.

Quando sono rimasta incinta ho letto diversi libri sull’educazione dei figli e una cosa che ho applicato fin da subito è stata quella di cercare di capire cosa provava mio figlio, accogliere l’emozione e dargli un nome, in modo tale che mio figlio imparasse a capire come si chiamava l’emozione che stava provando.

Per esempio dicevo frasi tipo:

  • Amore sei stanco, andiamo a riposarci insieme
  • Caspita che entusiasmo stai provando!
  • Questa cosa ti ha fatto arrabbiare? E’ normale arrabbiarsi quando succede…
  • Sei deluso che non sia arrivato il tuo amico? Sai io penso che forse è successo….

Per poter fare questo però la prima cosa che ho dovuto fare è stato analizzare prima me stessa.

Quindi ho passato alcuni mesi a individuare in me tutte le emozioni che provavo cercando di essere il più dettagliata possibile, 

perché fateci caso, 

durante una intera giornata proviamo diverse emozioni, possiamo passare dalla noia, alla rabbia, alla felicità in pochi secondi… ricordo che avevo fatto un quadernino in cui mi segnavo l’emozione che provavo e il motivo che l’aveva scatenata.

E’ stato davvero di grande aiuto perché ci sono diversi tipi di rabbia che possiamo provare come diversi tipi di felicità… l’intensità di ciò che proviamo cambia di volta in volta.

Come quando usciamo le prime volte con la persona che ci piace, abbiamo le farfalle allo stomaco, siamo emozionati, agitati, felici… già dopo un mese le emozioni hanno avuto un’evoluzione e le stesse cose che facevamo all’inizio ci fanno provare emozioni diverse.

Comunque  stamattina finalmente ho capito che l’emozione che provava mio figlio era paura.

C’è voluto un po’ perché le prime volte che gli chiedevo come mai non voleva andare al mare ricevevo silenzio oppure mi diceva non te lo voglio dire, oppure diceva cose a caso, ma stamattina non so cosa sia cambiato in lui, perché non posso leggergli nel pensiero, si è aperto.

Sicuramente una cosa che aiuta in queste situazioni è la pazienza… attendete, fate la domanda più volte che prima o poi rispondono.

Stamattina ho parlato nuovamente del mare e io ogni volta che ne parlo pongo l’attenzione sulle cose divertenti che si possono fare al mare, come giocare con la sabbia, fare i castelli, le piste delle macchinine, giocare con l’acqua, quindi cerco sempre di parlarne in modo entusiastico perché so che c’è qualcosa che non gli piace e che lo blocca ma allo stesso tempo so che me lo deve dire lui.

Oggi gli ho chiesto : come mai non vuoi andare al mare, c’è qualcosa che ti spaventa?

Mi ha riposto: “Mamma io al mare non ci voglio andare perché ho paura degli squali!”

Ecco… probabilmente ha visto un video o gli hanno letto una storia o forse è stato il film “alla ricerca di Nemo” in cui ci sono gli squali cattivi nel mare. E lui ha collegato mare-squalo cattivo-pericolo.

Attenzione perché i bambini piccoli fanno tante associazioni di questo tipo… e nascono tante paure così…

Possiamo prevenirle? Forse si forse no, certamente se le identifichiamo possiamo aiutarli a elaborarle.

Ho notato Che finché Jacopo era sempre con me. Era molto più facile tenere sotto controllo queste cose. Quando ha cominciato ad andare all’asilo dove era a contatto con altre persone che avevano altre tipologie di educazione la situazione è cambiata. Adesso posso soltanto gestirla la cosa.

Quindi cosa ho fatto nel momento in cui ho capito che il problema di mio figlio era la paura dello squalo? Ho usato questa strategia.

  1. EMPATIA

La prima cosa da fare è creare empatia con vostro figlio. Quindi andata a prendere nella vostra mente, utilizzando il vostro passato una paura simile se non ce l’avete inventatevela, siate sinceri, perché sapete come si sta quando si ha paura, avete bisogno di essere rassicurati no? .

Ammetto che in questo caso sono stata fortunata perché anch’io da piccola avevo paura degli squali perché avevo visto il film lo squalo e questa paura mi è durata per tanti anni. Io ricordo che avevo paura ad andare nell’acqua alta perché non vedevo il fondo e avevo paura arrivasse lo squalo a mangiarmi. Ed è esattamente quello che ho raccontato a mio figlio. Gli ho detto: “sai amore che anche mamma quando era piccola aveva paura degli squali esattamente come te. Avevo paura ad andare nell’acqua alta e che spuntasse fuori uno squalo a mangiarmi, anche tu hai paura della stessa cosa?”

e qui ho notato la faccia di mio figlio rilassarsi ed era stupito e gli ho detto: “ è già anche mamma aveva la stessa paura” (rinforzo) e  bam agganciato. Nel momento in cui dite a vostro figlio che anche voi avete provato o che state provando la stessa emozione state creando empatia e avete la sua attenzione.

Finchè non create empatia non andate avanti non vi ascoltano!

Empatia crea fiducia.

Poi passate al punto 2

2. SPIEGAZIONE

Ora spiegate come avete risolto il problema e se per caso avete ancora quella paura siate onesti dite che non l’avete risolta (questo crea ancora più empatia) e magari potete decidere di risolverla insieme. 

Nel mio caso la paura degli squali l’ho risolta perché mi hanno spiegato che nel mare dove stavamo non vivevano gli squali perché era un mare piccolo e gli squali vivono nell’oceano. al massimo potevo incontrare un delfino un bellissimo delfino. e quando sono andata nel mare dove c’erano gli squali mi hanno raccontato che per proteggere le persone dagli squali creavano delle protezioni e si poteva nuotare in sicurezza.  Quidi ho raccontato anche a lui questa cosa. E poi passate al terzo punto che è il più fondamentale

3. RIMPICCIOLIRE IL PROBLEMA

Quando abbiamo una paura fondamentalmente la nostra mente sta creando un’immagine spaventosa il più delle volte è grande e abbiamo difficoltà a gestirla. Mio figlio probabilmente perché ancora non è in condizione di spiegarmelo vedeva un mare enorme con uno squalo enorme tutto enorme e lui così piccolino allora ho iniziato a rimpicciolire l’immagine mentale che poteva essersi fatta andando a dirgli: amore il mare dove andiamo è piccolo l’acqua è bassa ci sono i granchietti i pescettini piccolini le conchigliette E li lui ha cominciato a spostare l’attenzione perché mi ha iniziato a parlare dei granghietti piccolini e parlare di tutte queste cose piccoline carine piccine. E sorrideva.

Ridimensionate il problema, create un disegno piccolo, circoscritto, sicuro.

Mettetevi dentro, perché così nell’immagine è insieme a voi al sicuro

4. SPOSTATE L’ATTENZIONE

Iniziate a farlo concentrare sulle cose belle che può fare al mare e che potete fare insieme, oppure raccontategli quello che facevate voi di divertente al mare… 

E’ anche un modo divertente di ricordare momenti piacevoli dell’infanzia no?

E se non li avete avuti… inventateli!

Raccontate una storia bella divertente.

Io ho iniziato a dirgli “sai che mamma si divertiva tanto a fare le buche e lo sai che quando scavavo la sabbia uscivano degli delle specie di insettini color sabbia ( mettetela sul divertente, fate delle battute divertenti) e questi insettini scavavano la sabbia e facevano ti titititi e poi usciamo dalla sabbia facendo tititi e vedrete che il bambino a quel punto ha dimenticato lo squalo gli avete sostituito all’interno della sua mente l’immagine del mare grande con lo squalo cattivo che se lo mangia con l’immagine del mare con i pesci piccolini e la sabbia dove escono questi specie di scarabei piccolini tutto piccolino tutto più a dimensione bambino

5. CONFERMA

L’ultima cosa da fare che potete fare dopo uno o due giorni accertarsi che l’immagine nuova che ha creato nella mente sia definitiva… se non lo è rifate tutti i passaggi.

Quindi io gli chiederò qualcosa sul mare e aspetto la reazione, se è positiva perfetto se nn lo è ricomincio da capo. 

Questa è una cosa utilissima da fare per i bambini piccoli. Fatelo e fatemi sapere come va.

E potete farlo per ogni tipo di emozione. 

Se poi i bambini sono più grandi sono più bravi a raccontare cosa hanno in testa e vi facilitano le cose, sempre che abbiate creato una relazione altrimenti è un po’ più complesso ma i passaggi sono sempre gli stessi.

  1. Empatia
  2. Spiegazione 
  3. Rimpicciolire problema
  4. Spostare attenzione
  5. Conferma 

Faccio un altro esempio

Se vostro figlio piange disperato perché si è rotto un gioco, cercate di capire cosa si sta immaginando e cosa sta provando.

Se si è rotto un gioco e vostro figlio piange disperato, probabilmente sta soffrendo e potrebbe pensare: “come faccio io da adesso in avanti a vivere senza il mio giochino preferito” capite quanto ingigantisce la cosa e che importanza da ad un giochino? Quando in camera ne ha milioni. 

Per lui è importante quindi mettetevi nei suoi panni e potreste dire: “amore si è rotto il tuo giochino preferito? Immagino tu stia soffrendo tanto per questa cosa sai che l’altro giorno quando mi è caduto la mia tazza preferita anche mamma ha pianto e ho sofferto tanto mi è dispiaciuto proprio che si sia rotta perché era la mia preferita e così anche per te? Purtroppo le cose se cadono si rompono e allora mamma ha imparato a metterle in posti dove possono essere più sicure a stare un po’ più attenta è normale rimanerci male quando succedono queste cose vero? Purtroppo alcune cose quando si rompono non si possono riparare, però mamma ha tante altre tazze allora ho deciso che da adesso in avanti la mia nuova tazza preferita e questa qua. E l’ho portata a fargliela vedere e tu da adesso che giochino preferito puoi scegliere tra tutti quelli che hai dai andiamo a sceglierlo insieme.

Se stai pensando si vabbè troppo difficile!

Tranquilla è solo questione di abitudine. Le prime volte andare così così poi piano piano impari. Questo aiuta anche a creare una relazione con tuo figlio. Perché gli fa capire che mamma è a disposizione quando lui ha bisogno di esprimere le sue emozioni qualunque essi siano.

Mia mamma ha fatto così, io non parlavo, la scansavo ma lei mi faceva capire che se avessi voluto lei era li ad ascoltarmi e io piano piano perché fuori era difficile parlare dei miei problemi con gli amici, ho iniziato ad aprirmi con lei. Lei semplicemente è stata paziente, ha rispettato i miei tempi, i miei silenzi e le mie emozioni e mi aiutata.

E ogni volta empatizzava senza aspettarsi una risposta.

E se per caso hai un figlio già sopra i 10 anni e quindi tu non hai cominciato fin da piccolo a fare questo lavoro puoi cominciare adesso.

La prima cosa da fare e smettere di aggredire, sminuire, arrabbiarti con tuo figlio e andare a fargli domande invadenti. E inizia ad empatizzare.

Chiedigli amore mi sembra di capire che tu stia…  e indichi l’emozione se hai una risposta bene se non hai, fa niente, vai avanti raccontandogli come tu sei stato in situazioni simili o quando hai provato quella determinata emozione, fallo sia con le emozioni negative sia con le emozioni positive. 

Perché gli adolescenti sono in difficoltà quando devono esprimere emozioni negative perché hanno paura di essere giudicati o di sentirsi deboli ed eventualmente hanno più facilità a esprimere emozioni positive ma non è detto. 

Quindi anche quando c’è una situazione molto bella empatizza. Puoi dire mamma è contenta di vederti così allegro anche io da giovane quando succedevano queste cose ero emozionato ero allegro e contento. E attendi la sua reazione senza aspettarti che ti risponda subito anzi potrebbe guardarti strano… potrebbe anche non risponderti, piano piano capirà che mamma è lì disponibile, accogliente, senza giudizio.

Probabilmente sarà un lavoro lungo ma ne varrà la pena.

Vedrai che non sarà utile solo a tuo figlio ma anche a te come persona, perché se vuoi fare esercizio hai a disposizione una persona che è totalmente sotto il tuo controllo: te stesso!

Allenati davanti allo specchio a fare tutti i passaggi con te stesso e vedrai che magia…

Francesca

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: